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.·´¨`°÷·..× iL MøNDø iNcAntAtø Di IsA ×÷·.·´¯`·)»F@NtasiL@nDia(...Che L'Inc@nTe§iMo aßßiÅ InïziO...)
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.... Esistono luoghi avvolti da un misterioso alone di magia, non visibili al normale sguardo dell'uomo, celati tra le acque trasparenti di fonti e sorgenti o tra il vento che fruga tra le foglie dei boschi.
Spazi dove le cose visibili si svelano, dove il tempo non scorre, dove esiste solo meraviglia e stupore. ....Universi che esistono oltre il tutto.... Sono i luoghi dell'incanto, i mondi fantastici dove ancora vivono gnomi, folletti e fate. Mondi paralleli senza nome, chiamati semplicemente : .... MONDI DI MEZZO ..... se vuoi conoscerli , seguimi.....
July 01 ...vacanze... ...è tempo di vacanze...
CARI AMICI DI BLOG....
è ARRIVATO IL MOMENTO, COME DI SOLITO ACCADE DURANTE IL PERIODO ESTIVO, DI SALUTARSI, CHI PRIMA O CHI DOPO SE NE VA DALLA PROPRIA CITTà PER TRASCORRERE UN Pò DI MERITATE VACANZE IN UN LUOGO DI VILLEGGIATURA....
BENE, IO VI SALUTO, PARTO PER 2 SETTIMANE..... CI RISENTIAMO AL MIO RITORNO....
GRAZIE A TUTTI PER SCRIVERMI SEMPRE E CONTINUATE A FARLO, ANCHE SE NON CI SARò......
NELL'INCANTATO PAESAGGIO DELLE DOLOMITI SPERO DI INCONTRARE UNA BELLA FATINA, FARò TANTE FOTO E VE LE FARò VEDERE TUTTE.....
P.S. : MI RACCOMANDO, NON ABBANDONATE I VOSTRI ANIMALI....
LE MIE GATTONE (TUTTE E TRE) PARTONO CON ME.....SEMPRE !!!!!!
BACIONI A TUTTI DA FATINA-ISA
June 26 la Sposa Bianca e la Sposa NeraLa sposa bianca e la sposa neraAutore: Jacob Ludwig Karl Grimm e Wilhelm Karl GrimmUn giorno il Signore scese sulla terra, prese l'aspetto di un povero viandante e s'incamminò lungo una delle tante strade del mondo. Passò vicino a un prato dove una donna e sua figlia falciavano l'erba, mentre poco lontano la figliastra la raccoglieva con il rastrello.
«Potreste indicarmi la strada che porta al villaggio?» chiese il Signore per mettere alla prova il cuore delle due donne. «La strada per il villaggio! Indovinala, grullo!» rispose la madre ridendo. «Gettate per aria il cappello e guardate dove cade: quella è la direzione giusta» rincarò la figlia. Allora il Signore le guardò severamente e, puntando l'indice verso di loro, disse: «Possiate diventare nere e brutte come è nera e brutta la vostra anima.» Subito le due donne divennero orribili e nere come il carbone, ma la figliastra, che intanto si era avvicinata, ebbe compassione del povero vecchio e gli propose: «Buon uomo, venite: vi accompagnerò io.» Il viandante la seguì. Giunto nei pressi del villaggio, si fermò e disse: «Io sono il Signore e voglio ricompensare la tua buona azione: chiedi tre cose e le avrai». La buona fanciulla restò pensierosa un momento. «Vorrei essere bianca e bella come il sole.» confessò. «Cosi sia» mormorò il Signore. Subito la ragazza divenne una bellezza abbagliante e ebbe la pelle bianca come la neve. «Vorrei avere in tasca un borsellino sempre pieno di denaro» continuò. «Così sia. Cerca ora di non dimenticare la cosa più importante: talvolta bellezza e ricchezza portano sventura.» «Vorrei raggiungere la salvezza eterna» balbettò la fanciulla confusa. Il Signore per la terza volta: «Così sia» poi sparì. La sventura che la bellezza può portare con sé iniziò subito per la ragazza. Tornata al campo, vi trovò la matrigna e la sorellastra che si guardavano sbigottite, imprecando perché erano diventate nere e brutte come tizzoni d'inverno. Vedendo lei così bella e così bianca schiattarono di rabbia e incominciarono subito a coprirla di male parole, poi decisero di tenerla sempre chiusa in casa affinché nessuno la vedesse e di farle sbrigare i lavori più faticosi, nella speranza che, col tempo, tanta bellezza finisse con l'avvizzire. Da allora la ragazza non poté più uscire di casa e sgobbava dalla mattina alla sera lavorando per quattro: ma nonostante le fatiche sembrava diventare ogni giorno più bella. Ella aveva un fratello che si chiamava Reginaldo, che era cocchiere alla corte del re. Il giovane veniva a trovarla ogni tanto, perché le voleva molto bene. Un giorno prese la tela e i pennelli e le fece un ritratto, poi lo portò a palazzo reale e lo collocò nella sua cameretta. Quando era libero dal lavoro, andava lassù per contemplare la radiosa immagine e gli sembrava di avere vicino la sorella. Gli altri servi, incuriositi, vollero sapere che cosa il cocchiere custodisse nella sua stanza, e quando videro il bellissimo ritratto ne parlarono al re. «Sire, il vostro cocchiere tiene in camera sua il ritratto di una fata o di una principessa di una bellezza straordinaria.» Allora il re chiamò Reginaldo e gli ordinò di mostrargli quel ritratto, poi esclamò: «Ecco la fanciulla che vorrei sposare. Ma chi è?» «È mia sorella» rispose il cocchiere «non è una principessa e non ha sangue reale nelle vene.» «Eppure soltanto lei è degna di diventare regina» affermò il sovrano che se ne era subito innamorato «Prepara il cocchio reale e va a prendere tua sorella. Le porterai in dono un abito tessuto di fili d'oro e un diadema di perle.» Reginaldo, felice, ubbidì, e poco dopo arrivò a casa e consegnò alla sorella l'abito e il diadema. «Indossali subito» esortò «poi vieni con me al palazzo, perché il re vuole sposarti.» La buona fanciulla corse a vestirsi, ma la sorellastra divenne livida di rabbia. «Vedi che fortuna ha lei!» gridò rivolta alla madre «Diventerà regina . E io?» Così iniziò a piangere lacrime di dispetto. La madre, che era anche un pò strega, la consolò: «Lascia fare a me. Ti assicuro che non sposerà mai il re.» Quindi con le sue arti magiche annebbiò la vista del cocchiere affinché non distinguesse più una persona dall'altra e fece diventare la buona fanciulla sorda da un orecchio. Poi tutte e tre salirono nel cocchio e Reginaldo guidò i cavalli verso la reggia. Lungo la strada iniziò a cantare: «Copri, copri, sorellina, quel vestito da regina, che tu giunga al tuo signore bianca e bella come un fiore». La giovinetta non capì, perché era sorda da un orecchio. Chiese alla matrigna: «Che cosa dice mio fratello?» «Dice di levarti l'abito d'oro e di regalarlo a tua sorella.» La fanciulla fu meravigliata, ma ubbidì subito: indossò il modesto vestito da casa della sorellastra che si mise indosso il sontuoso abito di fili d'oro. Poco dopo il cocchiere ricominciò: «Copri , copri, sorellina, quel vestito da regina, che tu giunga al tuo signore bianca e bella come un fiore» «Che cosa dice mio fratello?» chiese di nuovo la giovinetta alla matrigna. «Vuole che tu dia a tua sorella il diadema di perle» le rispose. La ragazza ubbidì. Infine passarono sopra un fiume vorticoso, il cocchiere ripeté le solite parole. «Tuo fratello desidera che tu ti affacci allo sportello» spiegò la matrigna. La ragazza si affacciò e subito madre e figlia l'afferrarono e la gettarono di sotto. Lei scomparve nell'acqua, si trasformò in un'anatrella bianca e si allontanò nuotando. Rimaste sole, la matrigna coprì la figlia con un fitto velo, poi proseguirono il viaggio. Appena il cocchio entrò nel cortile della reggia, il re, che aspettava ansioso, corse a incontrare la sua promessa sposa e la pregò di togliersi il velo. Appena vide quell'orribile ceffo nero come il carbone si rivolse sdegnato al cocchiere:«Ti sei fatto beffe di me!» gridò. Comandò così alle guardie di rinchiudere Reginaldo in prigione. La strega con le sue arti magiche offuscò anche la vista del re, il quale non riuscì più a vedere bene in faccia la brutta ragazza e non ebbe il coraggio di rispedirla a casa sua. L'accolse alla reggia assieme alla madre, ma da quel giorno divenne triste e pensieroso. Sotto le finestre della cucina del castello scorreva un ruscello dove i cuochi attingevano l'acqua. Un giorno uno sguattero che voleva prenderne un pò per lavare i piatti, vide avvicinarsi alla sponda un'anatrella che gli domandò: «Dov'è mio fratello Reginaldo?» Sbigottito, rispose che il cocchiere era in prigione. L'anatrella chiese ancora: «Dov'è la sposa nera?» «A palazzo, vicino al re» rispose il servo. L'anatrella si mise a piangere, poi si allontanò. Ritornò il giorno dopo, l'altro ancora, fino a quando lo sguattero si decise a raccontare tutto al re. Allora il re prese la spada e si appostò vicino al ruscello: quando vide arrivare l'anatrella le taglio la testa. Subito apparve una fanciulla bella come il sole, bianca come la neve, proprio quella del ritratto. Tutto fu spiegato, naturalmente: Reginaldo uscì di prigione, dove invece entrarono la malvagia matrigna e la figliastra. Il re mise l'anello al dito della sua sposa bianca e fu felice per sempre con lei. June 21 Estate !!!!
June 17 La più bella : la mamma
La Più bella (la mamma) Sopra il tuo viso stanco (Anna Tatangelo)
TI VOGLIO UN MONDO DI BENE MAMMINA MIA !!!!
June 15 "il pozzo dei desideri"
IL POZZO DEI DESIDERI
La filastrocca eccheggiava nella mente della piccola Matilde, mentre si avvicinava al pozzo dei desideri. Il problema era che l’unico suo desiderio era non desiderare. Nonostante questo, la bambina portava nella sua mano una monetina da gettare nel pozzo. Una moneta che avrebbe dovuto racchiudere un sogno mentre la sua vita aveva racchiuso solo un incubo, fino a quel momento… Vi rivelerò, in quanto Matilde non se lo ricorda, che questo incubo e’ iniziato un giorno lontano anni dalla vicenda che ho iniziato a narrarvi, un giorno in cui la piccola iniziò a vivere con uomini oscuri, cavalieri malvagi che vivevano in un regno buio che dominava tutti gli altri regni. Bene adesso che sapete questo possiamo tornare dalla nostra piccola amica… … “ Perché conosco queste parole” pensava tra sé e sé la bambina, riferendosi alla filastrocca “ nessuno delle persone con cui vivo me le ha insegnate eppure sono sempre nella mia testa, nel mio cuore”. Il pozzo era ora davanti a lei: un passaggio che poteva anche condurre dal mondo della realtà al mondo dei sogni. Purtroppo guardando sul fondo, l’unica cosa che vide fu il suo volto riflesso sulla superficie dell’acqua e le monete lanciate da qualcun altro addormentate sul fondo. Lanciò la sua moneta ma non riuscì ad esprimere nessun desiderio. I suoi sogni si erano assopiti o erano volati via, lontani da lei, forse da qualche altro bambino che adesso era felice. Con un “pluf” la moneta cadde in acqua e poi il silenzio si impadronì di tutto. Matilde si allontanò nella notte buia… …il vociare in fondo al pozzo era insopportabile. Sembrava di essere in una taverna piena di uomini che urlano e parlano a voce alta. La piccola moneta era appena arrivata lì e tutti gli occhi furono di colpo su di lei. “Ah, ecco una nuova arrivata” disse quella che la piccola monetina pensò dovesse essere la più anziana “ Sentiamo sentiamo… e tu perché saresti qui?” nessuna risposta arrivò dalla piccola moneta “ Non sarai per caso muta? Qual è il desiderio che devi realizzare?” La nuova moneta non sapeva veramente cosa dire. Un desiderio? Che cos’era questa strana cosa? “Vedi” incalzò “l’anziana”, io sono stata gettata qui perché facessi diventare ricca la persona che mi ha gettato, ma non e’ ancora successo, lei…” indicando un’altra moneta “ arrivo’ qui portando con sé il desiderio di una coppia di avere un figlio e questo invece si è realizzato. Insomma, tutte quelle monete hanno con sé un sogno da far diventare realtà … tu non ce l’hai?” … quello che l’anziana moneta si dimenticò di dire, era quello che c’era dietro il sipario: ciò che diventava la loro vita dopo che il desiderio si era realizzato, oppure quando la persona che aveva espresso il desiderio volava in cielo prima che questo si realizzasse o di quando il sogno non diventava realtà e gli anni passavano e passavano… e quest’ultimo effettivamente era il suo caso… La piccola monetina proferì parola per la prima volta… “ forse io sono caduta giù?” Questa frase suscitò una sonora risata di gruppo. “ Quanto sei stupida e giovane!” continuò la vecchia moneta “ noi non abbiamo volontà propria. C’è un disegno per noi e non siamo noi a prendere la matita in mano!” La piccola moneta capiva sempre meno il suo ruolo in quel pozzo. Non poteva essere caduta lì per caso, quindi c’era un motivo… ma non sapeva quale! La notte buia fuori dal pozzo continuava a fare da regina, come il direttore di un’orchestra di grilli. Una donna più che camminare, arrancava verso il pozzo. Erano anni che non si sentiva più viva, erano anni che non si sentiva più. Rebecca, questo era il suo nome, un giorno era una regina, la regina di un regno fantastico, la regina di un regno felice. Poi tutto era caduto miseramente. Adesso la sua mente era come un deserto silenzioso. Nessuna pianta cresceva più in quel deserto. Nella mano stringeva una moneta ma ormai non osava più avere desideri perché sapeva che non si realizzavano mai e il suo ormai l’aveva chiuso nel cassetto e forse avrebbe dovuto buttarci la chiave in quel pozzo, visto che quel cassetto non l’avrebbe aperto più. La sua moneta cadde nell’acqua e la regina si trascinò nella notte buia allontanandosi… … “ Oggi e’ proprio giornata di arrivi” commentò la vecchia moneta, vedendo cadere la seconda monetina in mezzo a loro. “ Tu cara, quale sogno porti con te?” Non arrivò risposta dalla moneta, che continuava a guardarla incredula. “ Non ci posso credere, non mi dire che non sai neanche tu perché sei qui?” No, non lo sapeva e continuava a guardarsi intorno. Tutti ridevano e facevano domande solo una moneta era in un angolo e la guardava zitta. Forse anche lei non sapeva cosa stava succedendo. Fu come guardarsi allo specchio, per le due piccole monetine “fuor d’acqua”, ma non fu come vedere esattamente la propria immagine riflessa. Fu come vedere anche quella parte in più che nessuno dei due aveva da solo, fu un po’ come cominciare a vedere, dopo aver vagato per ore nella nebbia fitta, i contorni della propria casa… … quelle parole, quella filastrocca….Rebecca ebbe un tuffo nel cuore e si girò di scatto. Una bambina sedeva in un angolo, per terra e ripeteva tra sé e sé quei versi, quei versi che in una gelida mattina la regina aveva detto alla sua bambina per ore prima che i cavalieri che stavano assediando il castello, invasero il regno e tutto quello che fino a quel momento aveva portato felicità nel suo cuore, cadesse come un ponte mal costruito. I loro sguardi si incontrarono, il tempo si fermò e per qualcosa di inspiegabile anche la bambina si rese conto di chi era quella donna che aveva davanti. Il loro abbraccio asciugò tutte le lacrime piante e coccolò quelle che adesso scendevano dagli occhi delle due donne. Il pozzo continuava a sonnecchiare nella notte silenziosa.
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